# Il Documento di Buona Causa serve a qualcosa o possiamo farne a meno?

> Per Riccardo Friede il Documento di Buona Causa è il peggior supporto per comunicare e raccogliere fondi: 20-40 pagine che non legge nessuno. Serve però il percorso di redazione, che obbliga a confrontarsi con i portatori di interesse e a ridefinire i fondamentali dell'organizzazione.

- Formato: Guida
- Argomenti: Comunicazione, Organizzazione e dirigenti
- Tipo di ente: Associazione
- Pubblicato: 17 luglio 2017
- Autore: Riccardo Friede
- Indirizzo: https://fundraisingkmzero.it/domande-risposte/il-documento-di-buona-causa-serve-a-qualcosa-o-possiamo-farne-a-meno
- Licenza: CC BY-NC 4.0, citando Fundraising Km Zero

## Domanda

Da qualche tempo seguo una piccola associazione che già prima del mio arrivo faceva un po' di raccolta fondi, e adesso siamo alle prese con una campagna di fundraising incentrata su di un progetto preciso... la mia domanda è: **visto che non ce n'è mai stato uno, è caso di metterci a scrivere il Documento di Buona Causa?** Se si, come lo posso utilizzare nel contesto della campagna di raccolta fondi che abbiamo lanciato? Come lo posso utilizzare per comunicare con l'esterno? Secondo te, può funzionare per presentarci ai gruppi e alle associazioni che vogliamo provare a coinvolgere come fundraiser a favore di questo progetto?

\- Monica -

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## **Risposta**

Carissima Monica, nel fundraising ci sono due cose che tutti sanno ma che un po' per pudore, un po' per paura di dirla sbagliata, moltissimi non dicono... e sono:

-   **il Documento di Buona Causa (DBC) non sposta un solo centesimo di donazioni**
-   suo cugino, il Bilancio Sociale, è un supporto inutile al fine della raccolta fondi

**Ma allora, perché libri su libri e blog su blog osannano tanto il Documento di Buona Causa,** manco fossimo di fronte alle Tavole della Legge?Beh, perché in effetti quello che è interessante non è tanto il suo utilizzo come supporto di comunicazione (assolutamente no, anzi, un DBC è probabilmente il peggiore tipo di supporto da presentare a un qualsiasi sostenitore, acquisito o potenziale che sia, incluse le fondazioni). Piuttosto, quel che è interessante del DBC è il percorso di redazione. Detto in altre parole:

-   **il DBC è il peggiore supporto per la comunicazione esterna e per il fundraising che tu possa immaginare**

Il DBC, anche se provi a tenerti stretto e sintetico, diventa per forza di cose **una pappardella di 20-40 pagine assolutamente illeggibili** (non perché siano scritte male o bene, ma perché 20-40 pagine della stessa cosa le legge solo uno studente, un feticista della materia o uno che ha perso una scommessa!).

E infatti, d'altro canto **scrivere un Documento di Buona Causa è molto interessante perché:**

-   **richiede di colloquiare con vari membri e portatori di interessi** dell'organizzazione non profit (= percorso di redazione)
-   **permette di ridefinire (o confermare, ma più spesso ridefinire) i fondamentali** dell'organizzazione:
    -   **i valori** che hanno dato origine a tutto, sono sempre quelli?
    -   **la missione** è rispettata ed identica a quella iniziale, oppure il corso del tempo e dei fatti l'hanno portata ad evolvere?
    -   **la tattica**, cioè quel modo particolare di perseguire la finalità sociale, come è cambiata nel tempo, fino al momento presente?

Detto ancora in parole più semplici:

-   **il DBC non devi mostrarlo a nessuno** al di fuori di te (anche perché non lo leggerà mai nessuno, neanche sotto minaccia!)
-   per redigere un DBC che abbia senso di esistere, **è necessario coinvolgere e stimolare membri interni ed esterni dell'organizzazione, attivando un percorso di ascolto e sintesi** a volte del tutto nuovo per l'organizzazione, a volte dimenticato se non evitato per anni e anni e anni

Se vuoi redigere un Documento di Buona Causa che serve a qualcosa e che non sia un esercizio di stile, **bisogna per forza scomodare l'ampia comunità di portatori di interessi che gravita dentro e attorno l'organizzazione**: presidente, ex presidenti, consiglieri, ex consiglieri, volontari attivi, ex volontari, sostenitori, soci e ex, dipendenti e ex, i beneficiari diretti e indiretti, gli utenti e ex, i familiari e conoscenti di tutti quelli prima, enti e istituzioni legati all'organizzazione, partner di progetti o partecipanti a reti di interesse, il vicinato (si!) della sede dell'organizzazione, fornitori e se del caso clienti etc etc etc

Allora, **mettersi a redigere un intero Documento di Buona Causa ha senso nel caso in cui:**

-   arrivi in una nuova organizzazione ed è chiaro che **hanno perso la rotta** da mo' (spesso infatti tra i bisogni - latenti ma anche espressi - dell'organizzazione c'è proprio il fare chiarezza sui propri fondamentali
-   sei dentro un'organizzazione da molti anni e **da 5-10 anni nessuno si fa domande importanti**, quando ai tuoi occhi è evidente che c'è uno scollamento tra la quotidianità dei progetti e tutto un apparato di comunicazione (sempre che ci sia!)
-   arrivi o sei dentro un'organizzazione che dà **evidenti segni di stagnazione**, polso piatto, appiattimento sul divano, indipendentemente da quanto sia grande o piccola

Così ha senso dire *"Oh, facciamo il DBC!"* perché, evidentemente, quando hai messo a confronto i ricordi, gli spunti, le idee, le interpretazioni, i punti di vista, la soddisfazione e l'insoddisfazione non di 10 teste di 10 consiglieri (tipicamente abbastanza avulsi dal contesto), ma di **30-40 persone (ma anche di più) spesso ben più addentro la storia e le dinamiche dell'organizzazione, allora finalmente avrai una buona base informativa da guardare con occhio critico, rielaborare, sintetizzare.**

Perché serva a qualcosa quindi, servono **tempo, pazienza, olio di gomito**! E tieni conto anche del fatto che il Documento di Buona Causa **è un documento dinamico**, che andrebbe aggiornato ogni anno per mantenere il passo coi tempi.

Al limite, se il percorso di redazione del DBC è stato abbastanza approfondito e accurato, al suo interno potrai trovarci **alcuni spunti, termini, magari pure frasi forti da utilizzare nei veri supporti per la comunicazione esterna** (sito, volantini, spot... tutto). Ma stiamo parlando di una serie di supporti di comunicazione specifici che, da ogni lato li guardi e li prendi, non hanno nulla di nulla a che fare con il DBC!

**Tutto questo vale anche nel caso delle presentazioni che pensate di fare ai gruppi e associazioni da coinvolgere come fundraiser** (bravi, ottima idea): se proprio volete, tanto per formalità, lasciate a ciascuno di loro una copia del vostro DBC. Non la leggeranno (ci mancherebbe!) e non aggiungerà nulla a quello che è invece va curato al massimo: il vostro supporto di comunicazione per l'occasione, cioè una dinamica, coinvolgente, entusiasmante presentazione ricca di storie, aneddoti, nomi e fatti, persone e vita vissuta!

**Sono sicuro che saprete cogliere quindi qual è l'ordine delle priorità e produrre un Documento di Buona Causa utile sul serio e dei supporti di comunicazione che raccolgono fondi per davvero**! :-)

Buon lavoro, avanti tutta!

\- Riccardo -

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