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Il consulente di fundraising: perché “il praticone” è meglio?

La mia prima esperienza “totale” come fundraiser risale a 7 anni fa.
Primo progetto: enorme, in tutti i sensi, e soprattutto ai miei occhi di giovane fundraiser con l’arco tirato ma le frecce spuntate. La sfida sembrava veramente improba.
Ero in una situazione in cui forse ti ritrovi:

  • ero il primo dipendente di un progetto che esisteva ancora solo sulla carta
  • nell’organizzazione (= io e il presidente) ero il massimo della scienza nel fundraising
  • nessuno prima di me aveva mai cercato un solo € di contributi da privati
  • non c’era un consulente esterno a cui potessi fare riferimento
  • la mia esperienza era costituita da poche cose realizzate con micro organizzazioni in modo del tutto discontinuo e praticamente a caso
  • di mandarmi a fare formazione per l’azienda e altre cose così, manco a parlarne

Come prima campagna di fundraising ho chiamato imprese locali a freddo per presentare il progetto e contemporaneamente chiedere sostegno. Del resto la formula era troppo corretta per non essere un successo: progetto locale + beneficiari locali + imprese locali + no € si beni = successo, no?

Come andò?

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