# Fundraiser si diventa: e come?

> Per diventare fundraiser bisogna studiare, ma con un limite, e provare, senza limite. Conoscere il terzo settore fa la differenza anche per i consulenti che vengono dal profit. Più risultati concreti si raggiungono con le organizzazioni, più si ha titolo a dirsi fundraiser.

- Formato: Opinione
- Argomenti: Lavorare nel fundraising
- Pubblicato: 5 dicembre 2013
- Autore: Riccardo Friede
- Indirizzo: https://fundraisingkmzero.it/lavorare-nel-fundraising/fundraiser-si-diventa-e-come
- Licenza: CC BY-NC 4.0, citando Fundraising Km Zero

[+Elena Zanella](http://plus.google.com/102319649325010708509) nel [suo ultimo intervento su Vita](http://blog.vita.it/zanzarella/2013/12/04/non-si-diventa-fundraiser-leggendo-un-libro/) da brava "zanzarella" ha toccato qualche nervo scoperto titolando l'articolo *"Non si diventa fundraiser leggendo un libro".* Dopo 3 anni e più on the road (pochi magari ma, giuro, intensi intensi intensi) sento finalmente una certa chiarezza su questo tema. Tante volte, spesso in lunghe telefonate, mi son trovato a rispondere alla domanda: *"Cosa mi consigli di fare per cominciare a lavorare come fundraiser? Questa o quella scuola? Tirocini dove se ne fanno?".* Mica facile rispondere! Il pensiero più chiaro che ho è questo: **studiare bisogna (ma c'è un limite), provare bisogna (e non c'è limite).**  

**Studiare fundraising, marketing per il terzo settore, diritto, economia e organizzazione aziendale del no profit: serve.**Eccome! Per esempio, gira qua e gira là, incontri spesso ottimi consulenti che vengono dal profit e collaborano col terzo settore. Alcuni sono formidabili per esperienza professionale, ma nella gran parte dei rapporti consulente-organizzazione **avere assimilato cos'è il terzo settore** nelle sue dimensioni culturale, giuridica, organizzativa, economica, statistica fa **una differenza abissale**.

Ma quanto alla qualifica, per poter scrivere [su un biglietto da visita](http://about.me/riccardofriede) *"Sono uno che di fundraising e terzo settore ne capisce: fidati e ...chiamami!"*, studiare mille anni da solo non può dare titolo a farlo. Il fundraiser "titolato", e mi è sempre più chiaro cliente dopo cliente, formazione dopo formazione, consulenza dopo consulenza, azione sul campo dopo azione sul campo, è quello **capace di raggiungere assieme all'organizzazione i cambiamenti / miglioramenti concreti** (nelle strategie, nell'organizzazione, nella comunicazione, tecnologici, nelle azioni di raccolta, anche nella progettazione dei servizi etc) necessari per **lanciare o esprimere il potenziale di raccolta fondi**.

Alla fine **fa fede lo specchietto: "previsto-raggiunto" e "previsto-non raggiunto"**, il patto d'impegno congiunto tra consulente e organizzazione. In questo percorso condiviso dei risultati devono esserci. Non per forza di natura economica, ma guai anche a chi si nasconde sempre dietro al paravento *"quando ho trasferito un metodo, ho fatto tutto il mio lavoro"*.

Insomma: **più riesci, più titolo hai a farti chiamare fundraiser** (e ho in mente tante persone che hanno titolo... prendi ad esempio la fundraiser [+Marianna Martinoni](http://plus.google.com/106859009454823032441), con cui ho la fortuna di poter collaborare, imparando molto). E per riuscire... devi provare, metterti in situazioni scomode, riflettere, confrontarti, studiare (anche sui libri, anche ai corsi). **Il titolo di fundraiser si conquista soprattutto sul campo**!
