# Fundraising a percentuale? Solo allo 0%

> Assif (Associazione Italiana Fundraiser) lancia la campagna ZEROXCENTO contro il compenso a percentuale sulle somme raccolte. Il risultato dipende da molti fattori, la percentuale può spingere a scelte contrarie al donatore e all'ente, e la relazione ha valore intangibile.

- Formato: Opinione
- Argomenti: Lavorare nel fundraising
- Pubblicato: 28 aprile 2013
- Autore: Riccardo Friede
- Indirizzo: https://fundraisingkmzero.it/lavorare-nel-fundraising/fundraising-a-percentuale-solo-allo-0
- Licenza: CC BY-NC 4.0, citando Fundraising Km Zero

[**Assif - Associazione Italiana Fundraiser** **lancia ZEROXCENTO**](http://www.assif.it/index.php/it/component/k2/item/637-fundraising-a-percentuale?-no-grazie "fundraising a percentuale"), la campagna sul tema forse più discusso quando si parla di lavoro e fundraising: **il pagamento a percentuale**. Le caselle e-mail di tanti colleghi sono intasate di richieste di consulenza o affiancamento. La proposta ricorrente é il pagamento della prestazione a percentuale sulle cifre raccolte. Anche la mia casella mail è piena di questo tipo di richieste.

I tempi, lo sappiamo, sono difficili: **la sostenibilità economica di tante organizzazioni e di tanti progetti di indubbio interesse pubblico é legata a un filo.** Questo è un dato di fatto. In un paio di anni le dinamiche di finanziamento al terzo settore sono state stravolte e lo scenario sta mutando con velocità variabile e senza una prospettiva chiara: fattori economici, normativi, sociologici, psicologici impossibili da indirizzare si mescolano, fanno piazza pulita dei riferimenti di un tempo e mettono in difficoltà organizzazioni di ogni dimensione. In questo scenario **è comprensibile che le organizzazioni non vogliano rischiare** e mi pare che questa motivazione sia l'origine della gran parte delle richieste.

Ma **al di là della contingenza economica, c'è una serie di argomenti che bisogna considerare quando si parla di fundraising e compensi,** fattori che sconfessano alla base l'opportunità del lavoro a percentuale, **a tutela tanto dei professionisti del fundraising quanto delle organizzazioni non profit.**

Al pari di altre professionalità, **quella del fundraiser o del consulente di fundraising si basa sulla costruzione della relazione e su strategie** **che danno risultati anche nel lungo periodo e che concorrono a rendere autonoma l'organizzazione nonprofit**. Il guadagno in base ai risultati non rientra quindi tra i metodi retribuitivi accettati.

Ecco le motivazioni principali con cui ASSIF supporta tale scelta di campo:

-   **un fundraiser sa che l'efficacia dell'attività non dipende unicamente dal proprio operato**, bensì da una pluralità di fattori;
-   un fundraiser sa che **questa forma di retribuzione può indurre a scelte e comportamenti più mirati al guadagno personale** che all'interesse dell'ente per cui opera e alla volontà del donatore;
-   **un fundraiser sa che il suo operato è frutto di relazioni, reciproca fiducia, consenso e adesione con il donatore.** Tale valori devono essere mantenuti e rispettati;
-   **un fundraiser sa che il reale valore della prestazione fornita tiene conto anche dei risultati intangibili che la sua attività genera** con passione, etica e competenze.

E aggiungo:

-   **il valore economico dell'azione di fundraising non si inventa, ma si scopre nelle trame delle relazioni e delle progettualità dell'organizzazione cliente**: in questo senso il risultato economico è frutto di un riordino e indirizzo strategico e per nulla di un'azione commerciale.
-   **l'avvio di una collaborazione sul fundraising ha una componente formativa per i membri dell'organizzazione che ha un "valore fisso"**. E' un patrimonio di conoscenza che poco fare con i risultati economici di breve periodo e che resterà per sempre all'organizzazione non profit, attivabile quando le contingenze sono più favorevoli.
-   **il lavoro del professionista del fundraising, specialmente nelle piccole e medie organizzazioni non profit, attinge a saperi diversi:** marketing, diritto commerciale, gestione delle risorse umane, diritto tributario, organizzazione aziendale, studio e ricerca, pubbliche relazioni... nessuna di queste conoscenze ha a che fare direttamente con la raccolta fondi, ma l'organizzazione le desidera e ne trae beneficio nella raccolta fondi.
-   **il professionista supporta l'organizzazione nell'individuare le migliori occasioni e a muovere i pezzi giusti sulla scacchiera in un vero gioco di squadra:** quante volte "il fundraiser di fatto" è un dipendente, un consigliere, un volontario dell'organizzazione debitamente indirizzato sul da farsi?
-   **il coordinamento delle azioni di fundraising potrebbe produrre un risultato un anno, un mese, un giorno o un'ora dopo** che il professionsta ha concluso il rapporto con l'organizzazione. Conviene al professionista lavorare a percentuale?
-   **il coordinamento delle azioni di fundraising potrebbe produrre un risultato un giorno, una settimana o un mese dopo che l'organizzazione ha aperto il suo rapporto con l'organizzazione.** Questo come frutto della scoperta di un'opportunità esistente ma celata. Conviene all'organizzazione orientarsi al pagamento a percentuale?

Grazie ad Assif il messaggio è lanciato, sia ai colleghi e alle organizzazioni non profit. Consiglio la lettura dei post di [Paolo Ferrara](http://fundraisingnow.wordpress.com/2013/04/27/il-lavoro-a-percentuale-nuoce-gravemente-al-fundraising-e-non-solo/), [Elena Zanella](http://elenazanella.wordpress.com/2013/04/25/assif-dice-stop-al-fundraising-a-percentuale/), [Massimo Coen Cagli](http://www.blogfundraising.it/sul-fund-raising/lavoro-a-percentuale-avvelena-fundraising-digli-di-smettere-e-spiegagli-il-perche/), [Stefano Malfatti](http://www.fundraisinglink.it/la-percentuale-dei-no/), [Raffaele Picilli](http://www.beafundraiser.it/io-non-lavoro-a-percentuale-2.html), [Virginia Tarozzi](http://virgi.wordpress.com/2013/03/07/fundraising-a-percentuale-non-ci-sto/).
