# Il consulente di fundraising: perché "il praticone" è meglio?

> Il racconto parte da sette anni prima: il primo progetto da fundraiser, primo dipendente di un'organizzazione ancora sulla carta, senza esperienza né consulenti. La prima campagna fu una chiamata a freddo alle imprese locali. Il seguito è sul blog di uidu.

- Formato: Opinione
- Argomenti: Lavorare nel fundraising
- Pubblicato: 24 febbraio 2015
- Autore: Riccardo Friede
- Indirizzo: https://fundraisingkmzero.it/lavorare-nel-fundraising/il-consulente-di-fundraising-perche-il-praticone-e-meglio
- Licenza: CC BY-NC 4.0, citando Fundraising Km Zero

La mia prima esperienza “totale” come fundraiser risale a 7 anni fa.  
Primo progetto: enorme, in tutti i sensi, e soprattutto ai miei occhi di giovane fundraiser con l’arco tirato ma le frecce spuntate. La sfida sembrava veramente improba.  
Ero in una situazione in cui forse ti ritrovi:

-   ero il primo dipendente di un progetto che esisteva ancora solo sulla carta
-   nell’organizzazione (= io e il presidente) ero il massimo della scienza nel fundraising
-   nessuno prima di me aveva mai cercato un solo € di contributi da privati
-   non c’era un consulente esterno a cui potessi fare riferimento
-   la mia esperienza era costituita da poche cose realizzate con micro organizzazioni in modo del tutto discontinuo e praticamente a caso
-   di mandarmi a fare formazione per l’azienda e altre cose così, manco a parlarne

Come prima campagna di fundraising ho chiamato imprese locali a freddo per presentare il progetto e contemporaneamente chiedere sostegno. Del resto la formula era troppo corretta per non essere un successo: progetto locale + beneficiari locali + imprese locali + no € si beni = successo, no?

Come andò?

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