Una formazione sociale, come un’ente non profit, ha una sua psicologia organizzativa.
Questa psicologia organizzativa è data dalla somma non aritmetica delle tante psicologie individuali delle persone che la compongono, tra coerenze, contraddizioni, maturazione e inossidabilità.
Ne deriva che un ente che per noi sarebbe tanto comodo osservare come “azienda” invece chiede di essere osservato come una creatura vivente.
Osservare un’organizzazione è come osservare una persona
Chi si occupa di dirigere un ente, o ha la responsabilità di una sua area, sa che la chiave del successo è riuscire a far funzionare bene assieme le persone che partecipano a realizzare le attività.
E’ una necessità e una virtù che riguarda qualsiasi area dell’organizzazione:
il fundraising, la progettazione, la comunicazione, l’amministrazione, la logistica, la contabilità, i servizi istituzionali, i volontari, …
La sfida che da affrontare ogni giorno con assieme lungimiranza e capacità di cogliere l’attimo, è facilitare le relazioni umane, così come le motivazioni e l’equilibrio di ognuno.
Ne deriva che un’organizzazione in salute è quella che viene osservata e curata così come si dovrebbe guardare al benessere di una persona (uno degli assunti alla base del venturo “REMIX”).
Enti che hanno tutto, ma si sentono persi
Da decenni le scienze umanistiche, sociali e anche quelle mediche hanno decifrato che il grande male che accompagna l’umanità dei paesi sviluppati i tempi moderni è un senso di vuoto che si apre sotto a una disponibilità infinita di mezzi e alternative.
E’ vero che le diseguaglianze sociali ed economiche creano livelli estremamente diversi di opportunità anche nelle società cosiddette più “sviluppate”, ma va riconosciuto che comunque oggi ogni mezzo, utile o voluttuario, che sia è disponibile anche a chi possiede risorse limitate.
L’immagine classica e romanzata, ma terribilmente reale, è quella di una persona che ha tutto ma sente di non essere nel nulla.
Non è un problema di tecniche e metodi
Tornando al parallelo, la stessa situazione si sta riproponendo per una grande varietà di enti non profit: abbiamo a disposizione un’infinità di strumenti e alternative totalmente accessibili, eppure…
il senso di vuoto e disorientamento sono diventati enormemente più grandi.
In teoria hai i mezzi (tecniche e metodi) per cambiare quella parte di mondo che ti sta a cuore; nella pratica, preso dal senso di confusione, scoraggiamento e timore non riesci più neanche ad uscire dalla porta di casa.
Se la bussola è rotta, dove andrai a finire?
Veniamo al fundraising, alla raccolta fondi: perché tanti enti non riescono a farla ingranare?
Non ci sono più scuse! Ormai gli enti hanno tutto quello che serve!
- in giro è pieno di professioniste e professionisti capaci, determinati, attenti;
- la letteratura e le risorse che spiegano come gestirlo sono sterminate;
- le organizzazioni spesso hanno abbastanza capitale da dedicare a degli investimenti misurati e appropriati;
- gli strumenti di intelligenza artificiale permettono per una pipa di tabacco di produrre quantità illimitate di comunicazione di alta qualità;
- quasi sempre la direzione degli enti dimostra di avere chiarezza ed esperienza nel management, che facilmente potrebbe riapplicare al fundraising.
Eppure… il fundraising non ingrana lo stesso.
Perché mai si verifica questo paradosso, per cui: hai tutto, ma resti fermo al palo?
Perché la bussola delle organizzazioni è rotta!
E’ lo stesso motivo per cui anche le persone possono trovarsi perse nella vita:
in astratto sai dove vuoi andare; hai tutte le energie e i mezzi per percorrere quella direzione; hai anche la mappa esatta…
ma se la tua bussola interiore è rotta, dove andrai a finire?
Se la visione è sfocata, il fundraising non gira
E’ lo stesso motivo per cui anche le persone possono trovarsi perse nella vita:
quando senti di avere un senso alla guida della tua esistenza, stai bene.
Che la tua giornata sia piena di faccende o molto rilassata, stai bene.
Le piccolissime cose banali”” assumono nella tua esperienza di vita il valore di belle o enormi gratificazioni.
Quando patisci perché non senti di avere un senso alla guida della tua esistenza, in media stai male.
Neppure fatti positivi eclatanti di cui oggettivamente sei tu a beneficiare riescono a caricarti di energia, soddisfazione, benessere.
Da dove viene il senso” che guida anche il fundraising (oltre che tutto il resto)?
Da una riflessione sulla VISIONE.
E cioè:
- sui principi che regolano da che parte sta il giusto e da che parto lo sbagliato
- sui valori che dovrebbero animare le persone e quindi le collettività
- sui disvalori che vanno avversati e contenuti
- su come sarà diverso e migliore un pezzetto del mondo grazie agli sforzi comuni
- su come è meglio agire concretamente per rendere reali i cambiamenti che ritieni necessari
La visione non è chiara di per sè.
Raramente la sia ha “in dote alla nascita”.
E raramente diventa chiara per frutto di un’illuminazione.
Nel 99% dei casi, la visione diventa chiara dedicandosi ad essa con tempo, pazienza e metodo.
Anche questo è vero per le persone, così come per le organizzazioni non profit che vogliono dare sviluppo al proprio fundraising (e che si attrezzano per riuscirci).
Visione chiarita >> “Cose che diventano reali”
La figata di avere una visione chiara, è che le cose diventano reali.
Una visione chiara non riesci a tenerla chiusa in casa neanche se ti ci metti di forza!
Il benessere, la carica positiva, l’energia benevolmente esplosiva che scaturiscano dall’aver fatto chiarezza sulla propria visione sono incontenibili.
Chiedono di essere messi a terra, cioè di agire sulla realtà per cambiarla.
Chiedono di esprimersi, di venire alla vita e di incidere.
Tornando al fundraising…
Quando la visione della tua organizzazione diventa chiara, finalmente tutti quei mezzi, strumenti, metodi, alternative che hai già sotto le mani, entrano in funzione e diventano efficaci.
Diventano efficaci perché interagiscono con la realtà con una spinta propulsiva benevolente di cui prima erano scarichi.
Come chiarirai qual è la visione della tua organizzazione (anche) per rendere efficace il tuo fundraising?
Ci sono tanti aspetti che abbiamo visto… si tratta di:
- tenere le persone unite
- sapere come decidere assieme, nonostante le differenze e le diffidenze
- fornire una mappa comune che sia sentita propria da ognuno
- saper guidare con metodo processi così umani, e al contempo aziendali
- saper dare un nome comune a principi, valori, disvalori, idee e metodi
Dove puoi approfondire tutto questo?
4, 5, 6 febbraio 2026, Bologna, apri l’agenda, segnalo e iscriviti!
Avanti tutta!
