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Frasi sul fundraising del 2024 che non voglio più sentire nel 2025

Piccole e medie organizzazioni, ma anche grandi realtà con piccolissimi uffici di raccolta fondi. Fundraiser scafati, così come colleghe e colleghi alle prime armi. Dirigenti retribuiti. Consiglieri e presidenti volontari. Enti strutturati e storici, ma anche organizzazioni neonate, addirittura nasciture. Cooperative, associazioni, fondazioni, enti di 2′ livello, comitato, reti nazionali e internazionali, movimenti. Politica, religione, ambiente, sanità, cultura, sociale, filantropia e tutto il resto che puoi immaginare.

Il 2024 di Officine Buone Cause è stato costellato di centinaia di incontri di conoscenza, confronto, collaborazione con l’immensa moltitudine del non profit e del fundraising dimensione Italia.

Abbiamo imparato tanto. Abbiamo accompagnato tante e tanti. Abbiamo trovato che, in questa sorprendente varietà, tornano e ritornano alcune frasi, che ci piacerebbe tanto non sentire più nel 2025! Tuttavia, sappiamo già che continueranno a farci compagnia anche nell’anno che viene…

…ma ci siamo attrezzati per dar loro risposta, e un po’ alla volta ridurle a un sopportabile e gestibile rumore di fondo, anziché prestare loro il fianco nei percorsi di avvio e riavvio della raccolta fondi nelle piccole e medie organizzazioni!

“Sono io che non funziono?” (detto da chi fa fundraising negli enti)

Può essere che chi si ritrova a fare fundraising, specie se arriva da altre esperienze più durature, non si senta a suo agio. Ed esiste la possibilità che una persona non riesca a far proprie le competenze e le attitudini minime necessarie per svolgere il mestiere della raccolta fondi.

Tuttavia, nella maggior parte dei casi la difficoltà non viene dalla persona di per sè, ma dal contesto interno presentato dall’ente in cui questa persona si trova ad agire.

Si, le piccole e medie organizzazioni son complicate, e questo è parte del bello!

A ogni modo, se gli sviluppi del fundraising non sono entusiasmanti, nella gran parte dei casi, anziché fustigarsi con la domanda: “Sono io che non funziono come fundraiser?”, prima è meglio chiedersi:

“In questo ente ci sono le basi per sviluppare del buon fundraising?”

La risposta spesso è “Si”, alle condizioni di:

  • uniformare quanto più tra la direzione le conoscenza sulle basi della raccolta fondi e del dono (per non prendere pali per frasche)
  • fermarsi tutti a scegliere quali attività di raccolta fondi mantenere e potenziare, e quali tralasciare (per non disperdere tempo, energia, denaro)
  • ampliare la quota di tempo retribuito dedicato al fundraising, anche in via temporanea (per non massacrare il corpo, la mente e l’anima di chi fa fundraising)

Quindi, nel 2025 cambiamo domanda per ottenere risposte migliori!

Non servono nemmeno tempi lunghi e percorsi impervi: basta 1 mese per allineare le conoscenze, ottenere chiarezza e prendere le decisioni necessarie per mettervi in cammino senza fraintendimenti e sviste.

“Costa troppo” (detto da chi decide nell’ente)

Ogni cosa nel fundraising ha un costo: fare, pensare, e anche non fare.

Ogni ente ha un suo modo di intendere la congruità di una spesa, e i fattori che partecipano a questa valutazione sono molti, non sempre informati e razionali, ma comunque legittimi.

Quello che va detto è che

in moltissimi enti non profit le direzioni degli enti non si rendono conto che le soluzioni per il fundraising che adottano costano di più di quelle che scartano.

Quanto tu ci metti 6 mesi a fare così così qualcosa che a un fornitore professionale di servizio per il fundraising viene facile fare in poche giornate, tu stai perdendo:

il costo del lavoro speso nei mesi di realizzazione “fai da te” dell’attività

+ il valore delle donazioni che non stai incassando in quel tempo di attesa e preparazione.

Può essere che tu affidi solamente a volontari la realizzazione delle attività, e quindi potresti non avere a registro la spesa in ore/lavoro.

Resta allora quantomeno il valore delle opportunità perdute, o maturate meno del possibile.

E’ comprensibile che spendere subito dei soldi in servizi di fundraising ti possa dare fastidio. Non è giusto, ma è comprensibile. Eppure, risparmiare tempo ed energie e cogliere più opportunità nel breve-medio periodo ti dà una serie di vantaggi che una buona direzione non può trascurare o sottopesare!

Entra in una community di esperti in raccolta fondi per le piccole e medie organizzazioni per confrontarti con chi come te sta vivendo una fase di valutazione per lo sviluppo della raccolta fondi.

“Vogliamo fare digital fundraising” (quando “digital” viene inteso male)

Nel 2024 la raccolta fondi deve essere digitale. Devi fare i banchetti, devi correre le maratone per raccogliere fondi, ma devi anche fare fundraising digitale.

Ma hai capito o no che

“fundraising digitale” non vuol dire mica solo raccolta fondi online (su siti, social, etc)!

Per le piccole e medie organizzazioni, in primis

“digitale” = raccogliere fondi con carte e smartphone in occasioni dal vivo.

Le piccole e medie organizzazioni non hanno i polmoni abbastanza grandi per lanciarsi in campagne e programmi di digital fundraising svolto online. Nell’insieme, raccoglieranno sempre piccole cose rispetto ai volumi della propria raccolta.

Meglio e molto meglio portare i più normali strumenti di versamento nelle mani dei donatori, che sono già molto abituati a scegliere le carte e gli smartphone per gli acquisti di ogni giorno, quelli piccoli così come quelli grandi.

Le donazioni non fanno eccezione a queste dinamiche, per cui provvedi a organizzare la tua raccolta fondi con strumenti che permettono ai donatori di donare con carta, ottenere ricevuta e ringraziamento immediati e a te di raccogliere i loro dati per continuare a sviluppare la relazione!

Database: “Non vogliamo spenderci… e poi chi impara a usarlo?”

Voler strutturare il fundraising senza un database, o restando tutta la vita su Excel, è come voler correre la maratona a piedi nudi sulla ghiaia.

Se all’inizio inizio ti pare di potercela fare, un po’ alla volta l’agio fa spazio al fastidio e il fastidio al dolore.

Come affrontare la situazione, fino a stringere un’amicizia bella e generativa con questo strumento?

Le chiavi di volta le trovi nell’iniziare con uno strumento che sia:

  • budget friendly
  • semplice da usare
  • piacevole nell’aspetto delle interfacce

…insomma: per il tuo database ti serve uno strumento che ti faccia venire voglia di usarlo e di farci buone cose, senza l’assillo di diventare un esperto di informatica e di gestione dati.

Oggi la soluzione facile, conveniente e simpatica da guardare esiste, e può assolutamente fare al caso della tua organizzazione!

“Ci serve una strategia di fundraising”

Non di rado “strategia” è una parola di troppo, quando si parla di strutturare la raccolta fondi di una piccola o media organizzazione.

Le strade buone da percorrere per un ente “non industriale” e ancor di più in avvio di un percorso nella raccolta fondi non sono molte, anzi!

Certo vanno fatte alcune scelte a monte, ma le cose DAVVERO importanti, ben più importanti di avere una strategia da lasciare a bocca aperta, sono:

  • prendere le decisioni dirimenti su come sviluppare il percorso (ok, chiamala pure “strategia”)
  • avere l’area fundraising appuntata dentro un organigramma
  • avere un piano di lavoro annuale
  • avere un sistema di monitoraggio e stimolo sull’esecuzione di quel piano di lavoro annuale

Ogni ente ha una “strada giusta” da seguire. Ma al di là di disegnarla questa strada, la massima soddisfazione si ottiene seguendola pezzo pezzo!

La soluzione nella gran parte dei casi è mettersi in cammino accompagnati da chi sa comprendere, facilitare e rinforzare il tuo percorso.

“Vogliamo aggiornare e aumentare le nostre attività di raccolta”

Certo! Aumentare e diversificare: si può sempre fare, spesso è una buona prospettiva.

Tuttavia

non puoi aumentare le attività di raccolta fondi senza aumentare il personale al lavoro sulla raccolta fondi.

Logico no?

Magari!

Però, è proprio strano ragionare male su un punto così delicato, diciamocelo!

Se tu volessi cucinare più pizze, prenderesti un pizzaiolo in più. Se volessi pulire più sale e uffici, cercheresti più personale per le pulizie. Se volessi vendere più prodotti, prenderesti con te più venditori.

In ogni caso, per fare “di più”, ti verrebbe naturale pensare di aggiungere lavoro per gestire questo plus.

Ma nel fundraising, no, non viene naturale pensarlo.

Forse è che viene “paura” di pensare alle assunzioni, che comportano oneri legali e amministrativi e finanziari notevoli.

Ma, prima di metterti ad assumere qualcuno (te lo auguriamo!), puoi rivolgerti a possibilità diverse dall’assunzione, in particolare gli ingaggi temporanei di personale specializzato in raccolta fondi, con tutto il conseguente “scarico” degli oneri di cui sopra e la garanzia di pronta e completa riuscita delle attività.

Più fundraising = più lavoro = più fundraising!

“Qui tra di noi non riusciamo a trovare un’intesa, non ci stiamo capendo”

…e questo è abbastanza normale.

Direzione, CDA, volontari, lavoratrici e lavoratori dell’ente:

venite tutti da impegni, percorsi e ambienti in cui di raccolta fondi non si parla, e quando se ne parla, certo non è con specifica sul fundraising per le piccole e medie organizzazioni!

Per questo poi, parlando di fundraising tra di voi, fate una gran fatica a capirvi e a prendere decisioni, a fare il primo passo, perché nessuno riesce a dare input che gli altri ritengano affidabili ed “esperti”.

D’altra parte, nessuno se la sente davvero di vedersi alle prese con qualcosa che non conosce e che, visto per il momento da fuori, è quantomeno molto peculiare.

E allora, forse la domanda da farti è:

come puoi far discutere chi dovrà partecipare allo sviluppo del fundraising e tirare fuori da questo tempo slancio, intesa e buone scelte prese in gruppo?

La formula migliore di tutte è quella del workshop:

prendi i tuoi per una giornata, negli spazi della vostra sede, e vi mettete tutti a fare laboratorio sulla raccolta fondi guidati, facilitati e stimolati da un esperto in piccole e medie realtà!

Energia positiva, divertimento, approfondimento e presa di decisioni, in pochissimo tempo e con grande vitalità… Vedrai come passa la paura!

“La raccolta fondi ci pare troppo complicata”

La raccolta fondi è complicata più da capire che da fare. Da fare è faticosa, è indaginosa, è articolata, è rischiosa pure.

Però, è complicata da capire perché viene spiegata come qualcosa di difficile e per pochi eletti.

Noi crediamo che invece, la raccolta fondi debba essere una disciplina accessibile e attuabile per tutti coloro che hanno nel cuore di sostenere una buona causa.

A tal fine, non solo promuoviamo un fundraising spiegato semplice, ma ci impegniamo in prima linea affinché la formazione sul fundraising sia comprensibile, amichevole e intrattenente.

Per davvero pochi euri ben spesi, oggi puoi accedere a un ricco catalogo formativo pronto all’uso in ogni momento, che sarà il tuo fido destriero nel tuo viaggio di scoperta del fundraising per le piccole realtà.

Al pari, se ti piace la carta più di tutto, sappi che c’è letteratura specialistica sulla raccolta fondi “nel piccolo” che ti aspetta, lì che non vede l’ora di farsi capire e di diventare azione nel mondo reale!

Ti auguriamo un 2025 pieno di buona raccolta fondi e di amore per la tua buona causa, nel quale sentirai ancora queste frasi che sarebbe meglio non sentire… ma alle quali ora sai dare risposta e soluzione!

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