Una lotteria da 25000 biglietti in una valle di 30000 abitanti? Intervista a Francesco Tosato – 1/2

Francesco Tosato ha 28 anni. Abita a Carmignano di Brenta – Padova – e da un anno abita in un appartamento a Badia Calavena – Verona – dove ha sede la Cooperativa Sociale Monteverde che si occupa di servizi socio-assistenziali per persone con disabilità, servizi di assistenza domiciliare per anziani e persone in stato di bisogno, servizi per minori e l’infanzia e laboratori lavorativo-riabilitativi.

Francesco è un giovane fundraiser, anzi, un gran bravo giovane fundraiser. Ci siamo incontrati al primo incontro del gruppo Triveneto Assif e pochi giorni fa ci siamo presi un’oretta per chiacchierare della sua attività di fundraising. Ero rimasto colpito da un aneddoto raccontato da Luciano Zanin: Francesco è “the man” dietro una lotteria che ha venduto 25.000 biglietti in una valle di 30.000 abitanti! Tante piccole e medie organizzazioni non profit fanno lotterie (tu ne hai mai fatta una?), ma quante riescono a farle così?! 

Ringrazio Francesco per la generosità con cui ha condiviso tante storie e informazioni. Ma ora, lasciamo che sia lui a raccontarci tutto…

Allora Francesco, cominciamo! Raccontami un po’ cos’hai fatto prima del tuo lavoro come fundraiser.

Va bene! Ho studiato 3 anni di Economia e Commercio a Padova, poi Economia Applicata allo Sviluppo Locale come specialistica a Verona, durante la quale ho pure “litigato” con Luciano Zanin perché in contrasto nei modi di comunicare “cosa si fa” nelle organizzazioni non profit… L’università di Verona ha proposto ai neolaureati di fare 6 mesi di tirocinio presso un ente non profit e la mia scelta è caduta sulla Cooperativa Monteverde. Finito il tirocinio, durante il quale avevo seguito più una parte economico-gestionale, mi è stato proposto di partecipare allo start-up di fundraising della cooperativa. Così è partito il mio contratto in Monteverde, seguendo tutto il processo di ridefinizione del brand e la pianificazione dei successivi interventi di fundraising, che ha preso una pianificazione di circa 6 mesi, da giungo a dicembre 2009.

 Chi ha lanciato la proposta del fundraising? Il consiglio di amministrazione, gli operatori, tu, Luciano… ?

Il consiglio di amministrazione aveva già volontà di provare la strada del fundraising e ha visto in me e Luciano le persone giuste al momento giusto. Ho avuto la grande fortuna di imparare facendo. Ho seguito tutti gli step del processo: dalla creazione di un comitato interno per il fundraising, la ridefinizione del brand e il posizionamento della cooperativa sul territorio. Dal lato operativo, tutto il 2010 siamo stati presenti in maniera massiccia sul territorio: tra fiere, eventi e altro siamo usciti circa 3 volte al mese, un grosso sforzo per una cooperativa sociale che nel suo DNA non aveva certo la presenza in strada né il volontariato! Questo grosso sforzo è servito a comunicare l’identità della cooperativa: siamo usciti con i nostri ragazzi e ci siamo integrati con la comunità locale.

 Quali sono stati i punti forti dello start-up di fundrasing nella Cooperativa Monteverde?

Credo la convinzione del CDA e in particolare del presidente nel voler scommettere sul fundraising, che al tempo era qualcosa di completamente nuovo per la cooperativa. Tutto ha preso le mosse dal lavoro di un comitato sviluppo forte e attivo, che si trova tutt’oggi una o anche due volte al mese e in cui è presente anche Luciano Zanin come consulente per il fundraising . Il comitato sviluppo è composto da 10 persone rappresentative degli operatori, dei genitori, dei donatori, dei volontari. Tutto il lavoro sul campo che abbiamo svolto poi è stato possibile solo grazie alla partecipazione entusiasta e continua della base sociale.

In termini di risultati di fundraising, cosa mi puoi raccontare? Bando agli imbarazzi, eh!

Già nel 2010, l’ “anno del posizionamento” abbiamo ottenuto risultati interessanti con circa 60.000€ di fondi raccolti, pur non pianificando le attività al 100%. Del resto l’obiettivo dell’anno non era fare raccolta fondi, però…! L’iniziativa più grossa che abbiamo realizzato è stata un progetto di cause related marketing con una catena di supermercati di zona che nei sabati di aprile ha devoluto l’1% dell’incasso alla cooperativa. Noi in cambio siamo stati presenti con stand informativi nei loro punti vendita, operazione che è stata indispensabile per la fidelizzazione della loro clientela. In questa campagna di marketing legato a una causa il mio ruolo è stato aprire e mantenere il contatto coi titolari del supermercato, gestire i rapporti rapporto tra le diverse aziende, nonché gestire i turni dei volontari nei punti vendita, oltre anche a seguire tutto ciò che riguardava la comunicazione.

Tanta roba! Nel 2010 avete fatto qualcos’altro?

Nel 2010 abbiamo anche lanciato una campagna di face to face un po’ particolare, “100×100 amico della Cooperativa Monteverde”: 33 incaricati hanno chiesto in totale a 100 persone di fare una donazione di almeno 100€ consegnando loro un bollettino di conto corrente postale. Niente mailing, solo contatto diretto. Queste persone non avevano mai fatto sollecitazioni di fundraising prima di allora e non credevano molto che avrebbe funzionato: invece sono andati a colpo sicuro e hanno realizzato una raccolta fondi di circa 11.000€.

Quali credi che siano le ragioni di questo successo?

Questa campagna è stato così efficace perché i familiari e gli operatori coinvolti nel servizio del centro diurno hanno messo in gioco le proprie relazioni dirette sul territorio in cui vivono. Come cooperativa stavamo già facendo una buona campagna di comunicazione, ma ad ogni modo le iniziative riuscite meglio sono state quelle in cui le persone hanno attivato in prima persona la propria rete sul territorio tra persone fisiche e anche negozi. Tutte persone parte della stessa comunità che hanno potuto toccare con mano la realtà della Cooperativa Monteverde. A riprova di questo, pur avendo fatto anche del mailing, le donazioni arrivano per lo più da vicino. La risposta e il riscontro più forte insomma è quella delle persone più a contatto con loro, o direttamente o grazie all’intermediazione dei nostri incaricati. Per i nostri donatori e interessati, il riconoscimento, il controllo e la verifica dell’operato della Cooperativa Monteverde è immediato.

 I soldi sono importanti, ma il fundraising è anche altro. Cosa avete portato a caso attraverso queste iniziative?

Abbiamo guadagnato un grande patrimonio di contatti, di persone, realtà e gruppi che ancora oggi sono disponibili a sostenere la buona causa della Monteverde. Siamo riusciti a promuovere la nostra buona causa e a sensibilizzare la comunità locale, a far muovere il territorio su un obiettivo condiviso. Sempre più persone convergono sui progetti della Cooperativa Monteverde, l’unica realtà nel territorio che si prefigge di fare cultura sul sociale, sulla diversità e sul rispetto della persona.

La questione si fa densa, molto molto densa! Le premesse ci sono tutte… non muori dalla voglia di sapere come Francesco è riuscito a vendere 25000 biglietti della lotteria in una valle di 30000 abitanti? Torna per la seconda parte di questa intervista!

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